Riciclo veicoli fuori uso: la Commissione Ue multa un cartello di produttori auto

Sotto la scure dell’Antitrust europeo 15 Case produttrici e l’Associazione dei produttori automobilistici. Multe per 458 milioni di €.

È un cartello sconcertante quello rilevato dalla Commissione Ue e sanzionato dalla stessa che ha comminato multe per 458 milioni di € a 15 grandi Case automobilistiche e all’ACEA, colpevoli di aver partecipato e dato vita per oltre 15 anni (dal 29 maggio 2002 al 4 settembre 2017) ad accordi anticoncorrenziali e adottato pratiche concordate in relazione al riciclaggio dei veicoli fuori uso.

Mercedes-Benz, che ha rivelato il cartello, non è stata multata (evitando una multa di circa 35 milioni di €) in conseguenza del cosiddetto programma di clemenza il quale prevede che le imprese che forniscono informazioni sufficienti su un cartello a cui hanno partecipato possono beneficiare di un’immunità totale o parziale dalle ammende.

Stellantis (compresa Opel), Mitsubishi e Ford hanno beneficiato, invece, di una riduzione dell’ammenda per la loro cooperazione con la Commissione. In questo caso, l’importo della riduzione concessa è dipeso dalla tempistica delle rispettive cooperazioni con la Commissione, nonché dalle prove fornite per dimostrare l’esistenza del cartello.

Inoltre, ai sensi della comunicazione della Commissione del 2008 relativa all’accordo di transazione, la Commissione ha applicato una riduzione del 10% alle ammende a tutte le parti, in quanto hanno riconosciuto la loro partecipazione al cartello e la loro responsabilità.

La sanzione all’ACEA, per il suo ruolo di facilitatore, è stata stabilita come somma forfettaria tenendo presente che tutti i produttori di automobili, membri dell’Associazione, sono stati multati individualmente.

Sono due gli aspetti problematici riscontrati dalle indagini; in primo luogo, è emerso che i soggetti componenti il cartello avevano concordato di non pagare gli autodemolitori per la lavorazione dei veicoli fuori uso.

In particolare, hanno concordato di considerare il riciclaggio degli ELV un’attività sufficientemente redditizia e, pertanto, di non remunerare gli autodemolitori per i loro servizi (la cosiddetta strategia “Zero-Treatment-Cost”).

Inoltre, le Le aziende avevano condiviso informazioni commercialmente sensibili sui loro accordi individuali con gli autodemolitori e hanno coordinato il loro comportamento nei confronti degli stessi.

In secondo luogo, hanno concordato di non promuovere quanto di un veicolo fuori uso può essere riciclato, recuperato e riutilizzato e quanto materiale riciclato viene utilizzato nelle auto nuove.

Il loro obiettivo era impedire ai consumatori di considerare le informazioni sul riciclaggio quando scelgono un’auto, il che potrebbe ridurre la pressione sulle aziende affinché vadano oltre i requisiti legali.

Tuttavia, ricordano dalla Commissione, ai sensi della direttiva 2000/53/CE sui veicoli fuori uso, l’ultimo proprietario di un VFU deve essere in grado di smaltirlo gratuitamente presso un centro di autodemolizione e, se necessario, i produttori di automobili sono tenuti a sostenere i costi. Inoltre, i consumatori sono tenuti a essere informati sulle prestazioni di riciclaggio delle auto nuove.

Dall’indagine è emerso che l’ACEA – l’associazione dei produttori automobilistici europei era il facilitatore del cartello, avendo organizzato numerosi incontri e contatti tra le case automobilistiche coinvolte.

Oggi abbiamo intrapreso azioni decise contro le aziende che si sono accordate per impedire la concorrenza sul riciclaggio”, ha dichiarato Teresa Ribera, Vicepresidente esecutivo per una transizione pulita, giusta e competitiva.

Questi produttori di automobili si sono coordinati per oltre 15 anni per evitare di pagare per i servizi di riciclaggio, concordando di non competere tra loro nel pubblicizzare la misura in cui le loro auto potevano essere riciclate e accettando di rimanere in silenzio sui materiali riciclati utilizzati nelle loro nuove auto. Non tollereremo cartelli di alcun tipo, e questo include quelli che sopprimono la consapevolezza dei clienti e la domanda di prodotti più rispettosi dell’ambiente. Il riciclaggio di alta qualità in settori chiave come l’automotive sarà fondamentale per soddisfare i nostri obiettivi di economia circolare, non solo per ridurre sprechi ed emissioni, ma anche per ridurre le dipendenze, abbassare i costi di produzione e creare un modello industriale più sostenibile e competitivo in Europa”.

Un commento alla notizia, intriso di “profonda amarezza” per un “comportamento inaccettabile che danneggia l’intera filiera del riciclo”, è arrivato da ADQAssociazione Nazionale Autodemolitori di Qualità.

Da anni denunciamo – dichiara Ruggiero Delvecchio, Presidente ADQ – prassi e comportamenti da parte di alcune case costruttrici che, purtroppo, non sono sempre stati trasparenti nei confronti degli operatori della filiera, né rispettosi delle reali dinamiche che regolano il fine vita dei veicoli”.

Abbiamo più volte sollevato criticità sul piano dei rapporti con i costruttori, sia in merito alle informazioni tecniche essenziali per un corretto trattamento ambientale dei veicoli, sia per la totale assenza di riconoscimento economico del ruolo fondamentale svolto dai centri di raccolta”.

Questa condotta, oggi ufficialmente sanzionata a livello europeo – prosegue il Presidente ADQ – rappresenta un vulnus gravissimo non solo alle regole della concorrenza, ma al dialogo tra gli attori della filiera, che noicome centri di raccolta italianiabbiamo sempre cercato di costruire con serietà e spirito costruttivoIl danno arrecato alla nostra categoria non è solo economico, ma anche culturale: ostacolare l’evoluzione del riciclo significa ostacolare l’economia circolare e il rispetto dell’ambiente”.

I centri di raccolta veicoli fuori uso italiani, perlopiù piccole e medie imprese a gestione familiare, rappresentano un presidio ambientale e industriale essenziale, che continua ogni giorno la propria attività di recupero e riciclo nonostante le difficoltà burocratiche, economiche e le disparità di trattamento con i grandi colossi del settore”.

Ribadiamo, con fermezza – concludono da ADQ – la necessità che da oggi si apra una nuova fase, basata su trasparenza, collaborazione e rispetto reciproco. Il tempo delle scorciatoie e dei cartelli deve finire. In un Paese povero di materie prime come il nostro, è inconcepibile che l’anello fondamentale dell’economia circolare venga trascurato e persino ostacolato da chi, invece, dovrebbe contribuire attivamente a una filiera trasparente e virtuosa”.

 

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