Veicoli fuori uso e autodemolizione: da ADQ no a regole europee che rischiano di diventare un ostacolo

Un Convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Autodemolitori di Qualità ha fatto il punto sul futuro del comparto in vista delle nuove normative Ue. L’appello ai decisori politici è per la tutela del comparto, equità, salvaguardia della concorrenza e della libertà di impresa.

È un no deciso a possibili nuove regole europee che rischiano di strangolare il settore dell’autodemolizione quello emerso dalla viva voce degli operatori nel corso del Convegno: “Il futuro della filiera VFU: regole, sfide e dialogo con Bruxelles” organizzato da ADQ, Associazione Nazionale Autodemolitori di Qualità in collaborazione con Assomobilità e Confcommercio Mobilità, tenutosi a Milano, il 17 marzo presso Palazzo Castiglioni.

Un’occasione concreta di confronto e apertura di un dialogo costruttivo fra le imprese impegnate nella gestione corretta dei Veicoli fuori uso che stanno vivendo con apprensione l’evoluzione normativa comunitaria sul futuro della gestione ELV, in specie il redigendo nuovo Regolamento sul quale pesano tante visioni, spesso contrapposte e per il quale gli operatori dell’autodemolizione hanno ribadito la necessità di nuove regole che tengano conto di criteri di equità, concorrenza e libertà di impresa, e che la nuova regolamentazione non si trasformi in un ostacolo insormontabile per le attività.

Per questo motivo, all’iniziativa – in collegamento e in presenza – hanno partecipato, con i rappresentanti della filiera, numerosi europarlamentari e parlamentari: l’On. Isabella TovaglieriCommissione per l’industria, la ricerca e l’energia PE; l’On. Luca SqueriSegretario della X Commissione della Camera, attività  produttive, commercio e turismo; l’On. Massimiliano Salini –  Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare PE; l’On. Pierfrancesco MaranCommissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori PE; l’On. Silvia SardoneCommissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare PE; l’On. Mario MantovaniVicepresidente Commissione giuridica PE.

Le richieste delle imprese della filiera dei veicoli fuori uso
La filiera dei veicoli fuori uso (VFU), rappresenta un settore strategico per l’economia circolare del nostro Paese e per la sostenibilità ambientale: un comparto che dà lavoro a migliaia di imprenditori e che contribuisce, con il proprio impegno quotidiano, a garantire il corretto trattamento dei veicoli giunti a fine vita.

Per questo, dal confronto, è emersa la necessità di un sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) più equilibrato, in grado di tutelare l’ambiente senza penalizzare gli autodemolitori, evitando, al contempo, il rischio che si trasformi in una barriera all’ingresso per i centri di raccolta indipendenti.

Il rischio, in quel caso sarebbe quello di una concentrazione del mercato nelle mani di pochi soggetti a danno delle imprese e dei consumatori.

Emersa, inoltre, la richiesta del rispetto della garanzia della libera concorrenza e della libertà d’impresa senza che venga resa obbligatoria la stipula di contratti con i produttori per poter operare nel settore: un’imposizione che favorirebbe pochi soggetti a scapito di altri.
Infine, regole chiare e attuabili: senza burocrazia eccessiva che rallenti o ostacoli il lavoro quotidiano delle imprese.

Ribadiamo un principio fondamentale: la regolamentazione del settore dei veicoli fuori uso (VFU) deve garantire equità, concorrenza e libertà di impresa. Le nuove normative europee – ha affermato Ruggiero Delvecchio, Presidente ADQ – se mal calibrate rischiano di diventare un ostacolo insormontabile per gli autodemolitori, mettendo a repentaglio l’attività di tante imprese e lavoratori che ogni giorno operano nel rispetto dell’ambiente e della legalità”.

Chiediamo con forza – ha quindi proseguito – che il sistema EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) sia strutturato in modo equilibrato evitando che si trasformi in una barriera all’ingresso per i centri di raccolta indipendenti. Non possiamo accettare un modello europeo che favorisca pochi grandi soggetti a scapito delle realtà imprenditoriali che, da tanti anni, garantiscono un servizio essenziale per la sostenibilità e l’economia circolare del nostro Paese. Non possiamo poi accettare che, per norma, il settore venga di fatto consegnato alle multi-utility controllate dai Comuni, sottraendolo agli operatori privati. Tale scelta rappresenterebbe una violazione del principio costituzionale della sussidiarietà: cioè che Stato ed enti pubblici intervengono solo là dove il privato non sia in grado di operare”.

Gli autodemolitori italiani hanno dimostrato di poter gestire questo settore con competenza ed efficienza, nel rispetto delle normative ambientali e della sicurezza”, ha, infine, concluso il presidente di ADQ. “Escluderli significherebbe creare una distorsione del mercato con il rischio di maggiori costi per i cittadini”.

L’equilibrio che gli autodemolitori chiedono nelle norme europee è pienamente condiviso”: così Simonpaolo Buongiardino, Presidente Confcommercio Mobilità e Assomobilità.
In questi anni – ha rilevato – è prevalsa in Europa una visione ideologica sull’automotive. Per un comparto che, pur tra le difficoltà crescenti, garantisce milioni di posti lavoro, occorre un approccio graduale e bilanciato nei processi di sostenibilità e transizione energetica adottando tecnologie diverse e non soltanto l’elettrico. In Italia, ma anche in Europa, la quota di veicoli elettrici è ancora molto bassa con un parco auto che rischia di essere sempre più obsoleto”.

Foto: fonte ADQ

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