L’UE CHIEDE CHIAREZZA NELLE REGOLE

Obiettivo: consolidare il mercato unico, ma resta lo scoglio degli Stati membri

La Commissione UE ha presentato il 14 dicembre una Comunicazione nella quale fa chiarezza sulle regole di Eurolandia relativamente alla fiscalità automobilistica e raccomanda, al contempo, misure condivise per consolidare il mercato unico in questo particolare settore strategico per l’industria.
L’obiettivo dell’iniziativa è quello di ridurre al minimo le difficoltà riscontrate dai cittadini e dalle imprese trasferenti vetture entro gli Stati membri e di sopprimere gli ostacoli alla locazione transfrontaliera di automezzi.
M. Algirdas Šemeta, Commissario Europeo per la fiscalità e l’unione doganale, l’audit e la lotta antifrode, ha dichiarato, a tale proposito: “Dal momento che più di 3 milioni di autovetture sono trasferite ogni anno dentro gli Stati membri, il numero degli ostacoli fiscali nei quali inciampano tali trasferimenti è inaccettabile. Se gli Stati membri non sono capaci di mettersi d’accordo su regole comuni in materia di fiscalità degli automezzi, dovranno almeno rispettare i principi fondamentali dell’Unione stando attenti a che i cittadini e le imprese non abbiano a pagare tasse più elevate o non ne facciano oggetto di discriminazione. La Comunicazione presentata oggi enuncia le regole di base che dovranno essere rispettate e contiene buoni consigli per migliorare il mercato unico di vetture particolari”.
Lo stato dell’arte, in questo senso, presenta tasse di immatricolazione e di circolazione affatto armonizzate, cosa che dà luogo, in certe situazioni, ad una doppia imposizione e comporta la frammentazione del mercato unico di vetture particolari. La Commissione riceve numerose domande esplicative e lamentele relative alla fiscalità automobilistica transfrontaliera, cosa che testimonia le difficoltà riscontrate dai cittadini e dalle imprese, nonché le loro incertezze in merito ai relativi diritti e doveri in questo ambito.
La Commissione, in effetti, aveva già presentato alcune proposte in materia di fiscalità automobilistica volte alla risoluzione dei problemi sollevati dai cittadini e dalle imprese europee, ma gli Stati membri non sono pervenuti ad un accordo unanime su tali proposte. In conseguenza di ciò, il diritto dell’Ue su tali questioni è principalmente tratto dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia. Pertanto, la Commissione ha ugualmente aperto contro gli Stati membri più di 300 procedure di infrazione concernenti le discriminazioni legate alle regole d’immatricolazione e alle tasse di circolazione nazionali.
Nonostante ciò, persiste tutt’ora la succitata frammentazione dei regimi fiscali nazionali e le conseguenti discriminazioni e doppie imposizioni sulle vetture trasferite entro i confini d’Europa.
In conseguenza di ciò la Commissione ha preso l’iniziativa di promuovere una chiarificazione della situazione giuridica specifica nell’UE e di recensire, al contempo, le migliori pratiche che gli Stati membri dovranno adottare.
Si tratta, in particolare, di fornire una migliore informazione sull’applicazione delle tasse automobilistiche nelle situazioni transfrontaliere; di rimborsare una parte della tassa di immatricolazione per le vetture che sono trasferite permanentemente in un altro Stato membro e di permettere l’utilizzo temporaneo, sul territorio di uno Stato membro, di veicoli e, in particolare, di vetture di locazione, immatricolate in un altro Stato membro.
Un documento di accompagnamento del lavoro e dei servizi della Commissione offre alla Comunicazione una vista d’insieme delle principali questioni di ordine giuridico in essere nel settore della fiscalità automobilistica e del livello di protezione offerto ai cittadini e alle imprese dell’Unione in virtù del diritto e della giurisprudenza comunitaria.

Il contesto
Nel 2010, le tasse sulle vetture rappresentavano l’1,9% delle entrate fiscali globali degli Stati membri. Ogni anno più di 13 milioni di vetture nuove sono immatricolate nell’Unione, mentre più di 3 milioni di vetture sono trasferite entro i confini degli Stati membri.
Stante il problema sollevato circa la non armonizzazione delle regole fiscali fra gli Stati ed il rischio conseguente di una doppia imposizione per cittadini ed imprese che si traduce, ancor più in una perniciosa frammentazione del mercato, già nel 2005 la Commissione europea aveva tentato di rimediare al problema con una proposta volta alla soppressione della tassa di immatricolazione e alla sua sostituzione con tasse di circolazione “verdi”.
Tuttavia, ancora oggi, gli Stati membri non sono pervenuti ad un accordo comune su tali proposte e alcuni di essi hanno continuato a elaborare unilateralmente sistemi autonomi di fiscalità automobilistica.
Nel suo Rapporto del 2010 sulla cittadinanza dell’Unione, la Commissione ha incluso le doppie tasse di immatricolazione fra gli ostacoli alla libera circolazione in seno all’Europa e ha annunciato che avrebbe cercato di rimediare a questo problema.
Nell’anno che sta volgendo al termine la Commissione ha presentato una proposta volta a semplificare la reimmatricolazione delle autovetture trasferite all’interno degli Stati membri che potrebbe tradursi in un risparmio totale per cittadini ed imprese del settore, pari a circa 1,5 miliari di Euro l’anno.

È indubbio che nelle intenzioni del Legislatore europeo ci siano gli obiettivi di riduzione delle discriminazioni fiscali, di promozione della mobilità dei beni-autoveicoli, della costruzione di un auspicabile mercato unico che dovrebbe tendere ad un generale benessere dei cittadini e delle imprese, fatte salve – si spera – le proposizioni di riduzione delle emissioni inquinanti e la promozione di tecnologie meno impattanti sull’ambiente.
Tuttavia una certa diffidenza sulla reale applicabilità delle istanze contenute nella Comunicazione della Commissione è d’uopo.
In una perdurante situazione di gravi difficoltà economiche, molto difficilmente i Governi europei si faranno sottrarre la possibilità di aumentare a proprio piacere i singoli gettiti fiscali, continuando a giocare con le tasche dei consumatori ai quali, da un lato si chiede di spendere, dall’altro si impongono loro sacrifici e rinunce.
E in mezzo a tutto questo, è il mercato a soffrirne, trascinandosi dietro il solito corollario di rinunce ai danni dei territori e della società.

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