UN MOTO DI SPIRITUALITÀ IN UN VECCHIO COPERTONE
Un giovane artista abruzzese utilizza PFU per le sue suggestive sculture
foto di Berenice Panzanella
Andando a curiosare fra gli spazi espositivi dell’ultima edizione di ECOMONDO – Fiera Internazionale del recupero di materia e di energia e dello sviluppo sostenibile (9 – 12 novembre 2011), abbiamo notato con curiosità un’opera d’arte che ha catturato la nostra attenzione: all’interno dello spazio espositivo del Consorzio Ecopneus, un drago di gomma ci fissava…
Si trattava dell’opera di Nicola Antonelli, un giovane artista abruzzese emergente che da un materiale problematico da smaltire come la gomma dei PFU, ha pensato bene non solo di utilizzarli come materia prima per le sue opere, ma addirittura è riuscito ad infondere in esse un moto di spiritualità.
Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e capire com’è nata quest’opera che, abbiamo poi compreso, punta a veicolare un messaggio positivo e salvifico per una società ormai “fuori strada”.
Qual è la sua formazione scolastica e artistica?
Come altri artisti, ho frequentato l’Accademia di Belle Arti a L’Aquila.
Quando ha iniziato a pensare che da PFU esausti poteva realizzare delle opere?
Ho iniziato a pensare a questa possibilità dal momento in cui Luca di Francescantonio, l’ideatore del “Mascitti Creative Contest” (Ndr.: È un premio che si è svolto nel 2011, ideato da Mascitti Gomme e da Luca di Francescantonio, Graphic Designer. Gli stessi hanno deciso di portare avanti un discorso creativo ossia: creare oggetti di design dai copertoni esausti); e Giuseppe Mascitti mi proposero di cimentarmi con i copertoni fuori uso, da lì iniziò tutto.
Come è nata l’idea di questa opera: “ La mano di Dio”, cosa voleva comunicare e rappresentare?
Io penso che il copertone sia il simbolo di una società consumistica un po’ allo sbando e letteralmente votata al consumo e quindi al materialismo, volevo creare un’opera invece che rimandasse al tema spirituale. Ho preso il copertone e da esso ho creato un drago rifacendomi un po’ alla simbologia cristiana del male assoluto.
Volevo dare a quest’opera un senso mistico, tutta la struttura di questo drago è fatta con copertoni riciclati, ed esso – il drago – ha una lancia, o meglio è trafitto da una lancia in ferro che sembra arrivare dal Cielo, ed è per questo che l’ho chiamata “La mano di Dio”.
Il senso che ho voluto dare all’opera non è focalizzato tanto sul riciclo in sè o sulla salvaguardia e rispetto dell’ambiente, temi che, per quanto importanti, ritengo scontati. Viceversa la mia idea era quella di creare questa sorta di rappresentazione medievale, ma contestualizzata al contemporaneo, una mano che arriva dall’alto a punire la società corrotta dell’uomo e che trafigge il “Drago” simbolo del male.
Per far ciò ho preso spunto anche dall’iconografia cristiana del gruppo “San Giorgio e il Drago”. (Ndr.: San Giorgio è raffigurato in sella ad un cavallo mentre con una lancia trafigge un drago che è ai suoi piedi, simbolo del male).
Ho realizzato il drago con copertoni, e ho percorso questo senso mistico, spirituale e per bilanciare e dare ad esso un ulteriore slancio evocativo ho realizzato la lancia che viene dall’alto con un materiale totalmente diverso, il ferro lucidato.
Un messaggio spirituale quindi?
Sì, decisamente e debbo fare un’altra precisazione. Mi ricordo mio nonno che aveva un bellissimo rapporto con gli strumenti. A dimostrazione di ciò mi torna in mente un meraviglioso libro degli anni ’70 “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, un libro che a me ha insegnato a stare bene perché è la storia dell’uomo con il suo mezzo meccanico, ma ha risvolti filosofici, è una storia di continua scoperta con l’ambiente con il rapporto con il figlio, sul modo di lavorare con filosofia. È un modo per ripartire, anche per cambiare un po’ rotta. Stiamo toccando livelli incredibili, in questa nostra società e la mia opera si mette in una sorta di “buona rotta” per contrastare il peggio di questo contesto nel quale viviamo.
Vorrei aggiungere che quando ho realizzato la scultura mi sono comportato un po’ come il mio cane che gioca con il copertone spogliandolo, anche io come l’animale mi sono espresso in modo goliardico. Quando ho visto che l’opera stava venendo fuori bene, ne sono stato entusiasta e rapito, generalmente l’artista tende tra virgolette a “diventare” un “Essere” quasi superiore mentre crea.
L’artista è creatore, in epoca romantica vi era questo pensiero, come Dio soffia sulla materia, così l’artista con la creta cerca questa sorta di mimesi, di imitazione.
Questo lavoro, inoltre, offre una dicotomia tra la spiritualità e la materialità, poiché il drago rappresenta il male, la nostra società capitalista, consumistica, appunto il consumismo, l’“usa e getta” del valore dell’oggetto artistico; c’è questa dicotomia perché il drago in questione viene trafitto con la famosa lancia di cui parlavo precedentemente, che arriva dal Cielo a fare giustizia sull’essere umano.
Ad ECOMONDO lei ha esposto all’interno dello spazio Ecopneus questa opera, perché ha scelto questo stand e questa struttura?
Io ho partecipato al “Mascitti Creative Contest” al “riciclo del copertone”, poi con Luca Di Francescantonio e Giuseppe Mascitti eravamo d’accordo di non terminare l’esperienza di comunicazione e volevamo esportare l’opera in vari contesti. ECOMONDO ed Ecopneus hanno rappresentato al meglio questa opportunità.
In questo momento lei sta lavorando ad altre opere?
Ce ne può parlare?
Sì, io lavoro con tantissimi materiali, poiché trovare altri materiali per le mie sculture è sempre una sfida e quindi non mi fossilizzo su un unico elemento.
Mi piace sperimentare e passare da un materiale stabile come la pietra al materiale effimero per eccellenza: la neve.
In questi giorni mi trovo in una fase che chiamo “dell’assemblaggio”, insomma trovo degli oggetti e li assemblo. Anche con l’opera “La mano di Dio” sono un po’ uscito fuori dal canone tradizionale del manipolare l’argilla, del lavorare materiali come il marmo, la pietra e mi sono orientato verso il semplice assemblaggio.
È proprio come cercare di riformulare nuovi codici linguistici, sono orientato più su questo punto poiché uno degli aspetti fondamentali è la comunicazione, tutta l’arte contemporanea è orientata a comunicare tramite icone e simboli legati anche al mondo dei nuovi media.
A questo proposito costruendo una scimmia, uno scimpanzé fatto con pelli di pelliccia riciclata che ho trovato in giro e questo scimpanzé dovrebbe avere nella mano destra una pistola, nella mano sinistra l’indice è portato verso le labbra, quasi a sottolineare il segno del silenzio, è un lavoro sulla guerra.
Ha in programma mostre ed esposizioni?
Io non ho curatori, non conosco critici.
Precedentemente questa situazione era vista come una sorta di difetto, poiché tutte le volte che partecipavo alle mostre, mi chiedevano chi fosse il mio critico ed io non ne avevo uno, adesso posso definirmi senza indugi un’artista indipendente, non sono legato a gallerie d’arte. Quindi quando vi è la possibilità, capita che arrivi a Roma o a Pescara, o Lanciano e fare una performance magari anche in mezzo alla strada.
I giovani che oggi intraprendono il percorso dell’arte, sanno che è una strada affascinante, ma tortuosa, poiché lei fa parte di questo mondo, qual è il messaggio che vuole mandare alle nuove leve, cosa vorrebbe dire ad una persona che si affaccia per la prima volta, magari dopo una lunga strada di studi in questo universo?
L’arte deve essere un aiuto per vivere. Per chi fa arte, si riesce a lavorare egregiamente. Tutto sta ad avere una sorta di continuità con la vita, con i sentimenti con le relazioni, e poi i lavori arrivano, sono anche, come capita spesso, lavori intensi, fondamentale è che a persona si dedichi al lavoro senza fermarsi mai.