C.A.R. FA IL PUNTO DELLO STATO DELL’ARTE A OTTO MESI DALLA SUA NASCITA
L’occasione è offerta dall’Assemblea degli Autodemolitori, promossa dalla Confederazione Autodemolitori Riuniti il 14 giugno a Roma
Il 17 ottobre 2007, la Commissione UE ha presentato una Relazione sullo stato di attuazione, nel periodo di riferimento 2002 – 2005, della Direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso. Dal testo emerge che “in vari Stati membri si sono compiuti note- voli passi avanti nel recepimento della Direttiva; nonostante ci, l’attuazione di questa normativa non è da ritenersi del tutto soddisfacente, come dimostra il numero di procedimenti di infrazione riguardanti questo flusso di rifiuti. In alcuni Stati membri la Direttiva è stata recepita quasi alla lettera nell’ordinamento nazionale, ma a volte i sistemi di gestione dei veicoli fuori uso non sono completamente operativi. Le carenze che impediscono il funzionamento efficiente dei sistemi di gestione dei rifiuti sono spesso dovute alla mancanza di un controllo dell’applicazione, piuttosto che al mancato recepimento della legislazione comunitaria”.
In Italia, il Decreto che recepisce la Direttiva-madre è il D. Lgs. N. 209/2003, il quale ha lo scopo di: • “ridurre al minimo l’impatto dei veicoli fuori uso sull’ambiente, al fine di contribuire alla protezione, alla salvaguardia, alla conservazione ed al miglioramento della qualità dell’ambiente” (art. 2 – “Obiettivi”, comma 1 punto a); • “evitare distorsioni nella concorrenza, soprattutto per quanto riguarda l’accesso delle piccole e medie imprese al mercato della raccolta, della demolizione, del trattamento e del riciclaggio dei veicoli fuori uso” (art. 2 – “Obiettivi”, comma 1 punto b); • “determinare i presupposti e le condizioni che consentono lo sviluppo di un sistema che assicuri un funzionamento efficiente, razionale ed economicamente sostenibile della filiera di raccolta, di recupero e di riciclaggio dei materiali degli stessi veicoli” (art. 2 – “Obiettivi”, comma 1 punto c). Orbene, in attuazione dei principi di precauzione e dell’azione preventiva ed in conformità alla strategia comunitaria in materia di gestione dei rifiuti, lo stesso D. Lgs. individua e disciplina, all’articolo 2: a) le misure volte, in via prioritaria, a prevenire la produzione di rifiuti derivanti dai veicoli e, in particolare, le misure per ridurre e per controllare le sostanze pericolose presenti negli stessi veicoli, da adottare fin dalla fase di progettazione, per prevenire il rilascio nell’ambiente di sostanze pericolose, per facilitare il reimpiego, il riciclaggio e il recupero energetico e per limitare il successivo smaltimento di rifiuti pericolosi; b) le prescrizioni da osservare nella progettazione e nella produzione dei veicoli nuovi per incoraggiare e per favorire il recupero dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali, compreso lo sviluppo del mercato dei materiali di demolizione recuperati, privilegiando il reimpiego e il riciclaggio, in modo da ridurre il volume dei rifiuti da smaltire; c) le altre azioni necessarie per favorire il reimpiego, il riciclaggio e il recupero di tutte le componenti metalliche e non metalliche derivanti dal veicolo fuori uso e, in particolare, di tutte le materie plastiche; d) le misure volte a migliorare la qualità ambientale e l’efficienza delle attività di tutti gli operatori economici coinvolti nel ciclo di vita del veicolo, dalla progettazione dello stesso alla gestione finale del veicolo fuori uso, per garantire che il riciclaggio, il recupero e lo smaltimento del veicolo medesimo avvenga senza pericolo per l’ambiente ed in modo economicamente sostenibile; e) le responsabilità degli operatori economici. Stante le difficoltà già riscontrate nel merito della responsabilità economica del fine vita del veicolo, responsabilità che la normativa comunitaria indica chiaramente nel “produttore”, mentre il D. Lgs. 209 la estende su tutti gli “operatori economici” coinvolti, si ricorda che: “entro il 1° gennaio 2006, per i veicoli fuori uso prodotti dal 1° gennaio 1980, la percentuale di reimpiego e di recupero è pari almeno all’85% per peso medio per veicolo e per anno e la percentuale di reimpiego e di riciclaggio per gli stessi veicoli è pari almeno all’80% del peso medio per veicolo e per anno; per i veicoli prodotti anteriormente al 1° gennaio 1980, la percentuale di reimpiego e di recupero è pari almeno al 75% del peso medio per veicolo e per anno e la percentuale di reimpiego e di riciclaggio è pari almeno al 70% del peso medio per veicolo e per anno”. Non solo: “entro il 1° gennaio 2015, per tutti i veicoli fuori uso la percentuale di reimpiego e di recupero è pari almeno al 95% del peso medio per veicolo e per anno e la percentuale di reimpiego e di riciclaggio è pari almeno all’85% del peso medio per veicolo e per anno”. In questo scenario, di per sé problematico, il futuro delle imprese di autodemolizione italiane è fortemente messo in discussione: – dai ritardi accumulati da molti impianti che tuttora restano in attesa delle autorizzazioni necessarie per procedere con la loro attività: – dalla mancanza di strumentifinanziariadeguatiche consentano alle imprese stesse di procedere con gli adeguamenti impiantistici come previsto dalla normativa. Inoltre, se agli operatori del settore viene chiesto di demolire a “costo zero” (condizione piuttosto difficile da un semplice punto di vista imprenditoriale), è urgente, quantomeno, definire una corretta definizione degli sbocchi dei pro- dotti di recupero che risultano dalla demolizione dei veicoli. Tanto più, quando recenti fatti di cronaca riportano all’attenzione degli operatori del settore, delle Autorità Locali e del più vasto pubblico, le sempre più numerose operazioni eseguite dai vari Comandi di Carabinieri della Tutela Ambientale (ex NOE), presso alcuni impianti per la frantumazione di autoveicoli, che hanno portato, nei casi più gravi, alla messa in sequestro degli impianti stessi. Tutte queste problematiche hanno contribuito a portare all’attenzione degli organi competenti la situazione problematica in cui operano varie aziende di autodemolizione del territorio nazionale. In questo scenario complicato, in cui interagiscono vari portatori di interesse a più livelli, si rischia di perdere di vista il focus principale dell’azione del Legislatore europeo: garantire un corretto flusso dei rifiuti, diminuirne la produzione, risparmiare materie prime ed energia; in definitiva operare, nel settore dell’End Life Car in una logica di sostenibilità economica e ecologica. La nascita di C. A. R. Per rispondere alle necessità di una maggior tutela delle imprese di autodemolizione; armonizzare i desiderata dei diversi stakeholders della filiera ELV, senza accentuarne le conflittualità; garantire l’economicità dei servizi ed offrire il minor impatto ambientale in termini di intervento, riciclo e riutilizzo, è nata, a Roma, lo scorso 15 ottobre la Confederazione degli Autodemolitori Riuniti (C. A. R.). La Confederazione riunisce: “gli imprenditori che operano nel settore del trattamento, recupero, riciclo e smaltimento di veicoli a motore, rimorchi e simili o affini, ovvero in settori ad esso complementari”. C. A. R.. nasce dall’esigenza di alcuni operatori che forti di pluriennale esperienza nel settore e consci dei limiti di preesistenti Associazioni sindacali e dei pesanti condizionamenti e pressioni esercitati dai produttori, hanno inteso dar vita ad un sindacato completamente autonomo che ha l’obiettivo principale di tutelare gli interessi delle piccole e medie imprese del settore. Per meglio raggiungere questo obiettivo, sin dai primi giorni della sua nascita, C. A. R. ha avviato le procedure per con- federarsi a CNA (Confederazione Nazionale degli Artigiani e delle Piccole e Medie Imprese) Il Protocollo di intesa con il Consorzio PolieCo Al fine di ottimizzare il percorso dei prodotti che derivano dalla demolizione e bonifica dei veicoli a fine vita, per avviarli al riciclo e al riutilizzo, già all’indomani della sua nascita, C. A. R. ha promosso un accordo con il Consorzio PolieCo (Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene). Infatti, già il 16 ottobre è stato siglato con PolieCo un Protocollo di Intesa attraverso il quale il Consorzio, ove se ne presentasse l’opportunità o la necessità, si impegna a garantire presso gli Associati C.A.R., il ritiro e, ove possibile, il recupero ed il riciclo di rifiuti di beni a base di polietilene (in particolare: paraurti e serbatoi), così come generati nel processo di autodemolizione. Tutti i Soci C.A.R., in regola con il versamento della quota associativa al Consorzio PolieCo, saranno considerati a tutti gli effetti piattaforme PolieCo, categorie C e D (raccoglitori, trasportatori, stoccatori, recuperatori e riciclatori di rifiuti di prodotti in polietilene). Il Protocollo prevede, altresì, che i due Soggetti redigano annualmente un documento riepilogativo sul ritiro, il recupero ed il riciclo dei materiali frutto dell’attività svolta. Il Convegno a ECOMONDO di Rimini La prima “uscita” pubblica ed ufficiale della neonata Confederazione degli Autodemolitori Riuniti, si è avuta a Rimini, il 10 Novembre, all’interno della Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia, ECOMONDO 2007. Per l’occasione C.A.R. ha inteso promuovere un Convegno dal titolo: “Ottimizzazione del fine-vita del veicolo”, conseguendo, non solo un grande successo di pubblico in termini di presenze e riscontri positivi dal ricchissimo parterre dei relatori, ma anche, e soprattutto gettando le basi per un Tavolo di confronto attorno al quale, per la prima volta, Produttori, Concessionari, Demolitori, Commercianti di rottami, Acciaierie ed Industrie Siderurgiche, accanto al Legislatore e agli Organi di controllo, hanno avuto l’opportunità di discutere insieme della problematica in oggetto. Punto centrale della discussione a Rimini è stata l’incertezza circa l’applicazione a livello locale della normativa di riferimento e il bisogno di recuperare la dignità delle imprese tramite un costante aggiornamento formativo e la scrupolosa applicazione delle norme. Da sottolineare che durante il Convegno, lo stesso Maurizio Santoloci, Magistrato di Cassazione, membro della Commissione Ministeriale per la revisione del Testo Unico Ambientale; Consulente Giuridico del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per la criminalità ambientale, ha rimarcato la differenza tra violazione fisiologica delle Legge e il vero e proprio atto criminale, allorquando nella difficoltà interpretativa della norma, ognuno la interpreta soggettiva- mente e il confine tra lecito ed illecito diventa molto labile. L’impugnativa delle Con-venzioni ANCMA ed ANIA Proseguendo nel cammino intrapreso, volto alla liberalizzazione del mercato dell’autodemolizione e alla liberalizzazione delle imprese di settore da qualsivoglia condizionamento che ne riduca le opportunità, C.A.R. ha promosso una impugnativa delle Convenzioni in capo ad ANIA (Associazione Nazionale fra le imprese Assicuratrici) ed ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) che creavano una obbligazione in capo al demolitore, imponendogli l’iscrizione ad un certo sindacato, pena l’impossibilità di accedere all’opportunità di prendere le autovetture da rottamare e i motocicli. L’azione intrapresa è la dimostrazione della volontà di C.A.R. di creare i presupposti affinché tutte le imprese (anche quelle non rappresentate dalla Confederazione), possano avere le pari opportunità di accesso al mercato del fine-vita dell’auto, senza la discriminante dell’adesione a questo o quel raggruppamento sindacale. Il Protocollo di intesa con il Network dei Produttori Un ulteriore passo nella direzione della creazione di un mercato libero e accessibile è stata la firma del Protocollo di intesa con il Network dei Produttori, siglato a Torino, il 10 aprile in occasione di una visita agli impianti di Invemet Srl, l’azienda leader nel settore dei catalizzatori esausti. Il Protocollo, da tempo atteso da tutta la categoria degli Autodemolitori, è il primo passo che aprirà alla categoria la possibilità di accesso al network stesso, anche da parte delle aziende che han- no una capacità di demolizione inferiore a 3.000 veicoli l’anno. Il Protocollo, che vede C.A.R. accanto ad ANFIA, UNRAE, CNA, FISE-UNIRE, AIRA, ASSOFERMET, FEDRAICPA, è la concretizzazione delle dinamiche perseguite dalla Confederazione Autodemolitori Riuniti, di realizzare un Tavolo per promuovere un confronto tra stakeholder della filiera del fine vita auto e sincronizzare le reciproche necessità, anche nei confronti del Legislatore e delle Istituzioni. Accordo di Programma con i Produttori In data 8 Maggio 2008 la CAR sottoscrive unitamente al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Ministero dello Sviluppo Economico e con i Produttori di auto e Associazioni di filiera l’Accordo di programma per la gestione dei veicoli fuori uso. Gli incontri con gli Autodemolitori italiani Al fine di portare alla conoscenza di tutti gli Autodemolitori Italiani le proposte operative della Confederazione degli Autodemolitori Riuniti, la stessa, già da tempo ha inteso pro- muovere una serie di eventi mirati per macro-regioni, offrendo la possibilità agli operatori del settore dell’autodemolizione di incontrarsi e discutere insieme della varie problematiche. Finora sono stati effettuati 4 incontri nelle date e nelle località seguenti: – Assemblea Autodemolitori della Puglia, 5 aprile 2008, Barletta; – Assemblea Autodemolitori del Triveneto, 29 marzo 2008, Padova; – Assemblea Autodemolitori Emilia-Romagna, 15 marzo 2008, Pieve di Cento (BO); – Assemblea Autodemolitori Lazio,Toscana e dUmbria, 12 gennaio 2008, Roma Mentre una ulteriore occasione di incontro e confronto assembleare è stata la Ia Assemblea Nazionale Organizzativa, tenutasi presso la Nuova Fiera di Roma in concomitanza con la Manifestazione Internazionale Automechanika, il 2 febbraio. Ovviamente in queste pagine non si può menzionare tutta l’intensa attività che i vertici e i quadri dirigenti di C. A. R. svolgono quotidianamente; attività che si estrinseca in colloqui, incontri di valenza politica, prodromi di ulteriori e futuri traguardi. Basta ricordare che, in questi pochi mesi di attività, la Confederazione degli Autodemolitori Riuniti è riuscita a raggiungere grandi risultati sul piano organizzativo e su quello politico, all’interno di un settore di mercato che, negli anni, non ha certo brillato per visibilità. Tali risultati sono sotto gli occhi di tutti e, nelle sedi ufficiali delle Istituzioni, continuano a suscitare meraviglia e stupore.